16/03/2026 Nell'ultima settimana di campagna elettorale i vari troll - umani e non - intensificano il tam tam sulle tante modifiche costituzionali già fatte nella storia della Repubblica. Come se ciò sminuisse la gravità della riforma Nordio.
Sono state 21 le modifiche della Carta proposte, delle quali solo 4 sottoposte a referendum confermativo. Questo perché le restanti 17 erano modifiche condivise, volute e approvate di concerto tra maggioranza ed opposizione, con un voto di almeno i due terzi del Parlamento.
Le riforme sottoposte a referendum approvate furono:
- nel 2001 la modifica del Titolo V - una riforma voluta dal centrosinistra che decentrava i poteri dello Stato, un tentativo di sottrarre il tema del "federalismo" alla Lega; è grazie a questa riforma se oggi è stato possibile modellare e approvare l'AUTONOMIA DIFFERENZIATA;
- nel 2020 la riduzione del numero dei parlamentari, tema portato avanti dai grillini, in nome di un populista taglio dei costi della kasta e di una illusoria democrazia diretta - che nonostante TRE governi con dentro il Movimento 5 Stelle, non s'è vista.
Le riforme respinte, nel 2006 e nel 2016, erano più corpose e riguardavano più argomenti.
Questo conferma l'appunto che feci ai tempi della riforma Renzi (referendum 2016) che le correzioni alla Costituzione devono essere chirurgiche, su piccoli dettagli, e non degli omnibus con dentro di tutto.
Nel caso della riforma Renzi-Boschi, avrei approvato volentieri il quorum dei referendum (abrogativi) riparametrati sulla base dell'affluenza alle ultime elezioni, ma siccome esso era inserito in un unico voto con modifiche che squilibravano i poteri dello Stato, votai NO.
Stesso voto che darò, tornando al presente, alla riforma Nordio il prossimo fine settimana. |