16/12/2025 La criminalità è sempre esistita: scippi, spaccio, violenze sessuali o furti nelle case ci sono sempre stati. Non è nata adesso con l'immigrazione e non la cancellerai con la "remigrazione" (la nuova parolina spot inventata dai razzisti per riassumere le loro idee).
Prima la paura erano i terroni, gli albanesi, ora i neri (i testimoni parlano sempre di "nordafricani", e sarebbe bello sapere quali sono per loro le differenze dai sudafricani) e gli arabi.
Però la criminalità c'era anche prima, è un altro il fattore che la provoca: la marginalizzazione delle persone, la discriminazione che le tiene lontane dal consesso civile. Come accaduto con i napoletani o gli albanesi, ad oggi integrati nelle nostre comunità.
Banalmente, i giornali sono pieni di articoli su stranieri che restituiscono borse o portafogli che trovano in giro - scrivo per argomentare, ma ammetto di sentirmi un po' a disagio - o rimborsano somme avute come aiuto per costruirsi una vita. O la strage a Sidney di qualche giorno fa: è Ahmed al Ahmed, un fruttivendolo musulmano quello che ha disarmato il killer antisemita. Integrato nella società, e forse anche lui un po' rancoroso per quello che fa Israele in medio oriente - ma capace di distinguere tra le responsabilità dello stato ebraico e quelle di ebrei a caso per strada.
Come superare il problema della criminalità allora? Con una robusta rete di garanzie e servizi sociali, che aiutino la formazione, l'ingresso nel mondo del lavoro, l'emersione, l'espressione di capacità e talenti.
Al tempo stesso bisogna combattere chi sfrutta e abusa, così da instaurare un rapporto di fiducia che ne consolidi lealtà e appartenenza.
Siamo anche in una fase di calo demografico, dove crediamo di recuperare tutte le forze che serviranno per continuare a sostenere welfare e pensioni?
Ma è certamente più facile scendere in piazza gridando "Remigrazione!" o altri slogan senza senso. |