13/02/2023 I buchi nello strato di ozono si stanno rimarginando.
L'ozonosfera assorbe quasi tutte le radiazioni ultraviolette del sole (100% delle UV-C e 95% delle UV-B), colpevoli danni alla pelle e occhi: tumori, melanomi, carcinomi, invecchiamento cutaneo, cecità e cataratta.
Con la sottoscrizione nel 1987 del Protocollo di Montreal, le grandi potenze industriali del mondo hanno avviato una lotta ai CFC (clorofluorocarburi, composti chimici derivanti da metano ed etano, utilizzati come fluidi refrigeranti, scambiatori di calore e per liquidi/gas sotto pressione), responsabili dell'impoverimento di ozono. Sono così state studiate delle alternative, come gli HCFC e i CFE (entrambi con un ridotto quantitativo di cloro), oppure gli HFC e gli HFE (senza cloro - quindi innocui per l'ozono - ma danno si dal punto di vista dell'effetto serra).
Le stime dicono che nel giro di 2 o 3 anni gli assottigliamenti e le ferite nell'ozonosfera saranno completamente rimarginati.
Questo ci insegna che se davvero vogliamo, se davvero ci impegniamo, noi possiamo farcela a cambiare le cose. A rendere la nostra presenza sul pianeta meno impattante e più sostenibile.
La siccità, il cambiamento climato, l'acuirsi dei fenomeni più estremi, nubifragi, temperaure equatoriali, l'interruzione di correnti, cicloni e anticicloni stagionali sono tutte risposte della natura ai distruttivi comportamenti umani.
Le ricette per renderci meno impattanti le conosciamo: ridurre le emissioni di CO2, il consumo di suolo e quello di acqua; quindi utilizzare energia non di derivazione fossile, pulita e rinnovabile, combattere disboscamento e desertificazione.
Non basta un pannello solare sul tetto per fare questo: ridurre gli spostamenti o farli collettivamente (qualcuno ha detto potenziare il trasporto pubblico? Come, lo smartworking?), migliorare i sistemi di irrigazione, ma anche intervenire sui nostri stili di vita, come l'alimentazione.
Ridurre il consumo di carne, che richiede più risorse rispetto alle coltivazioni vegetali, comprese quelle proteiche di legumi e cereali. Il via libera ai nuovi alimenti derivati da insetti va anche nella direzione di una maggior sostenibilità. Ma NESSUNO E' OBBLIGATO, per cui smettetela di emettere CO2 per scrivere che qualcuno vuole imporvi i grilli nel piatto o farveli mangiare di nascosto, che non è così.
Ridurre il nostro impatto ambientale è un po' come dimagrire: lo sappiamo più o meno cosa dobbiamo fare, ridurre la quantità e migliorare qualità e varietà dei cibi, prepararli in modo più salubre, con meno grassi, fare più esercizio e moto, bere, dormire... tutte cose, come il miglioramento dell'impronta ecologica, che richiedono impegno, dedizione e volontà, e dei quali spesso non si vedono risultati immediati, il che fa calare anche l'entusiasmo.
Ma non dobbiamo desistere; fare la raccolta differenziata, utilizzare detersivi biodegradabili, abbassare temperature di lavaggio, rinunciare a qualche grigliata sperimentando burger di fagioli o pagnotte di grilli, magari non impedirà al fiume del nostro paese di seccarsi, ma i nostri figli, nipoti o pronipoti potranno godere di estati più miti. Grazie al nostro impegno di oggi. |