29/08/2022 Ora l'Italia rischia un procedimento d'infrazione dall'Unione Europea per non aver accettato le firme raccolte digitalmente per la presentazione della lista di Marco Cappato.
E gli starebbe anche bene: in Italia vogliamo fare quelli "moderni" e "tecnologici", ma solo moderatamente. Per avere alcuni certificati, mi si chiedeva di perdere ore di lavoro, fissare appuntamenti di persona, consumare benzina e soldi, quando sarebbe bastata una semplicissima e-mail.
Per la presentazione della sua lista "Referendum e Democrazia", in una protesta civile in puro stile radicale, Cappato aveva raccolto le firme digitali autenticate con lo Spid, proprio per denunciare il vulnus nella legge che permetteva di usarle solo per la richiesta di referendum.
Le firme, consegnate su una chiavetta usb, sono state respinte e la lista non ammessa. Ma questo va contro il regolamento europeo eIDAS, che all'articolo 25 equipara la firma autografa a quella elettronica, e sancisce che nessun cittadino può essere discriminato per l'uso della firma digitale; inoltre, all'articolo 64 comma 2-duodecies, il Codice dell'Amministrazione Digitale (CAD) prevede che quando si utilizza lo SPID 2 l'operazione ha gli stessi effetti di quando si utilizzano documenti d'identità cartacei. E questa definizione supera anche la figura dell'autenticatore fisico.
Saranno ora i giudici della Corte d'Appello a dire l'ultima parola; la (vecchia) legge a cui fanno riferimento per la presentazione delle liste elettorali è scritta per la raccolta cartacea delle firme; ma la stessa legge non vieta l'uso della firma digitale. |