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22/08/2022
Sono sempre stato molto critico verso la destra italiana della seconda repubblica, con Berlusconi e Forza Italia che si presentavano come i nuovi paladini liberali, salvo poi dispiegare una politica economica accentratrice, conservatrice e corporativa. Quella che ritengo tutto l'opposto di una nobile cultura liberale.
Tra le novità di queste elezioni c'è il Terzo Polo formato da Azione e Italia Viva, che mira a colmare questa lacuna. E spero riesca a costruirsi questa reputazione, così da attrarre a sé quegli elettori che cercano una sincera cultura liberale, strappandoli al carrozzone nazionalpopulista che è diventato la coalizione "di centrodestra" Berlusconi/Salvini/Meloni.

"Quindi tu vedi il terzo polo come una cosa di destra?!" mi chiedono scandalizzati alcuni quando gli espongo questo ragionamento.
Beh, considero il liberalismo come una cultura trasversale, ma ne Calenda ne Renzi hanno mai attuato sane politiche di questa matrice, cercando la via più facile per dare ossigeno al mercato (ad esempio, depotenziando lo Statuto dei Lavoratori). Li inquadro più come liberisti conservatori; e questa è una cosa di destra, sì.
Nessuno ha mai lavorato per snellire la burocrazia, velocizzare la giustizia senza umiliarla, ampliare le possibilità di fare crescita e sviluppo.
Anzi no, ricordate le lenzuolate di Bersani, che portarono in piazza centinaia di imprenditori che vedevano toccati i loro privilegi? Ecco.

Enea Melandri

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