18/11/2021 Avete presente tutte le volte che il voto in Parlamento è passato per un pelo, rischiando la fine anticipata della legislatura, e qualcuno ha commentato "Eh ma vedrai che non cadono, se no perdono le pensioni!". I regolamenti infatti fissano in '4 anni, 6 mesi e 1 giorno' la durata minima per riscattare i contributi.
Ora però le cose cambiano a seguito di due sentenze emesse dal Consiglio di giurisdizione di Montecitorio e dal Consiglio di garanzia di Palazzo Madama (organismi autonomini col compito di regolare i conflitti tra le Camere e i parlamentari): i contributi versati saranno riconosciuti anche se si dovesse andare ad elezioni anticipate.
Seguendo il ragionamento in apertura, questo dovrebbe garantire maggiori correttezza e disciplina dei parlamentari che, senza il ricatto della perdita dei loro versamenti, non si presteranno a sostenere maggioranze raccogliticce o governi in cui non si riconoscono.
Prima delle sentenze (e della riforma Fornero, che prevede il sistema contributivo per tutte le pensioni), quanto versato prima dei '4 anni, 6 mesi e 1 giorno' valeva ZERO. Ora il montante accumulato parteciperà proporzionalmente alla costituzione dell'assegno previdenziale.
Ma siccome i giornali lo sanno che un titolone scandalizzato contro la ka$ta urlato in prima pagina vende di più di un ragionamento onesto e logico, preferiscono descrivere la notizia con "I PEONES SI SALVANO, PENSIONE AL SICURO ANCHE CON IL VOTO ANTICIPATO" o "PARLAMENTARI, PENSIONE SICURA ANCHE SE CADE IL GOVERNO. DECISIONE PRESA".
Frasi forcaiole dal sapore paleogrillino che servono solo a vendere e destabilizzare la situazione. |