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22/06/2021
A luglio comincerà la raccolta delle firme per sei referendum sul tema della giustizia promossi dal Partito Radicale e dalla Lega.

1) il primo riguarda la responsabilità civile dei magistrati, che con l'approvazione del quesito permetterebbe alla vittima di un errore giudiziario di rivalersi non più sullo Stato, ma personalmente sul giudice.
Per la mia idea di indipendenza della Magistratura come pilastro della democrazia, non sono del tutto d'accordo: un giudice che emette una sentenza sbagliata magari interpreta male il significato delle prove, non per forza c'è del dolo.
Io sarei per una punizione "demansionatoria" per coloro che sbagliano, affinché a fare i magistrati vengano via via selezionati solo i più capaci.

2) Il secondo riguarda la separazione delle carriere tra magistratura inquirente e giudicante. Giudici e Pubblici Ministeri non sono categorie così diverse, anzi. Come scriveva Bruno Tinti, il pm è una figura imparziale il cui compito non è sostenere l'accusa, ma fare le indagini per scoprire la verità. Il pm, se accertata l'innocenza del suo accusato, può e deve schierarsi per il suo proscioglimento.
Qualcuno indicò, come padre nobile e teorizzatore della cosa, Giovanni Falcone; peccato che lo stesso passò che da giudice istruttore a pubblico ministero. Come quasi sempre si dice, non poteva mancare chi lo definisce il modello della "stragrande maggioranza dei Paesi europei".
Non so se sia vero, ma l'Europa ci chiedeva qualcos'altro (anzi lo chiedeva agli altri): il 30 giugno 2000 il Comitato dei ministri al Consiglio d'Europa approvò una 'raccomandazione' che invitava gli Stati membri ad "adottare misure per consentire alla stessa persona di svolgere successivamente le funzioni di pm e poi di giudice, e viceversa" per "la similarità e la natura complementare delle due funzioni". Cioè proprio ad adottare il modello italiano.
E la separazione delle carriere, col divieto di passare dall'una all'altra, non esiste in quasi nessun Paese del continente: in Francia giudici e pm appartengono a un'unica carriera, come in Italia, in Belgio e in Olanda; in Germania la formazione di pm e giudici è unitaria, dopodiché le loro strade si biforcano, ma nulla vieta il passaggio dall'una all'altra; in Gran Bretagna poi non esiste il pm, e l'iniziativa penale è affidata alla polizia. In Portogallo erano divise, poi furono unificate dal dittatore Salazar per controllarle meglio, e successivamente nuovamente divise; ultimamente, però, si pensa di riunificarle, dato che si sta venendo a creare uno scontro di fama tra caste, inquisitrici e rabbiose.
Sapete dove le carriere erano separate? Nella dittatura comunista dell'Unione Sovietica, "nota culla del diritto".
Per me, ovviamente, è NO.

3) il terzo riguarda l'articolo 274 del codice di procedura penale, e mira a riformare i casi per cui richiedere la custodia cautelare, eliminando il pericolo di fuga e il rischio di inquinamento delle prove.
Così, a naso, sarei per il NO alla riforma.

4) il quarto vuole eliminare gli automatismi della legge Severino sull'incandidabilità per i condannati, lasciando ai giudici la facoltà di decidere caso per caso.
E qui direi che un Sì potrebbe starci, anche se si rischia di ingolfare la macchina; gli automatismi non si addicono a un tema così delicato come la giustizia.

5) il quinto vuole eliminare il requisito della raccolta firme per chi intende candidarsi al Consiglio superiore della magistratura, per evitare il coagularsi di una corrente interna.
Boh, direi di NO.

6) l'ultimo vuole dare diritto di voto sulla valutazione dei magistrati anche ai membri non togati (avvocati, tecnici) dei consigli giudiziari.
Non so la composizione di questi organi di valutazione, ma lo riterrei giusto, a patto però che i togati rappresentino la maggioranza del consiglio.

Enea Melandri

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