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11/05/2015
Studiando le mutazioni lavorative dei lavoratori della Danimarca di fronte all'immigrazione da Somalia e Afghanistan nel periodo 1991-2008, gli economisti Mette Foged e Giovanni Peri sono giunti alla conclusione che in presenta di una forte afflusso di stranieri dall'estero, i salari tendono ad aumentare così come l'occupazione in generale.

Quando un immigrato occupa un posto di lavoro, esso lo toglie ad un lavoratore del luogo. Secondo i due studiosi, per rispondere all'offensiva i lavoratori danesi non altamente qualificati si sono specializzati in mansioni più complesse e che richiedono meno lavoro manuale. E rappresenta quindi anche una crescita culturale.
In presenza di migranti le imprese rivedono anche le tecnologie utilizzate, passando a metodi più estensivi, a favore di lavoratori (immigrati e nativi) non altamente qualificati. Inoltre, i lavoratori stranieri sono anche consumatori, e più migliora la loro qualità di vita più consumano.

L'immigrazione può quindi diventare un volano produttivo - aumentando la qualità del lavoro - economico - aumentando salari, ricchezza e consumi - e culturale - aumentando la preparazione dei lavoratori, il loro bagaglio di competenze e la loro spendibilità sul mercato. Poi magari da qui si può anche arrivare a quanto dice Michael Clemens.

Enea Melandri

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